Prescrizione cartella esattoriale: quali sono i termini - Salvadebitori

Prescrizione cartella esattoriale: quali sono i termini

Prescrizione cartella esattoriale: quali sono i termini

Prescrizione cartella esattoriale: quali sono i termini e le tempistiche che portano all’estinzione dell’obbligo di pagamento.

Ricevere una cartella esattoriale presso il proprio domicilio di certo non lascia trasparire un grande entusiasmo. Questo documento inoltrato dall’agenzia delle Entrate avvisa il soggetto riguardo la presenza di un debito, a suo carico, nei confronti di un ente pubblico. All’interno sono indicate tutte le informazioni necessarie con le quali provvedere al saldo, quindi la cifra da sborsare, l’oggetto del contenzioso, i tempi limite per il versamento oppure in che modo far valere i propri diritti.

Allo stesso tempo è opportuno che il cittadino debitore metta in pratica tutti gli accorgimenti necessari per attestare l’attendibilità del documento stesso, ovvero se la quota risulta legittima, già pagata o addirittura prescritta. A tal riguardo abbiamo trattato in precedenza le modalità da perseguire per la verifica di una notifica esattoriale. Oggi invece illustriamo quali sono e come constatare i termini di prescrizione delle cartelle esattoriali in modo tale da attestarne la cessazione in ambito tributario.

Termini prescrizione cartella esattoriale

Quando si parla di prescrizione cartella esattoriale si fa riferimento alla scadenza del valore tributario di questa notifica, ossia dal momento in cui l’ente creditore perde in definitiva i suoi diritti di riscossione. In questo modo cessa la valenza del documento in questione, eliminando di fatto il debito.

La conoscenza in merito all’argomento, per lo più non così ampia, spinge molti consumatori che navigando in rete a porre quesiti come quali sono i termini prescrizione cartella esattoriale oppure quando una cartella esattoriale va in prescrizione.

prescrizione cartella esattoriale

Quando scadono le cartelle esattoriali

I termini di prescrizione cartelle esattoriali variano in base al debito e all’ente che ne richiede la riscossione (ovviamente con l’Agenzia delle Entrate che funge da tramite):

  • Iva, Irpef, Irap, imposta registro ipocatastale: 10 anni
  • Tosap, Tarsu, multe, Tari, Tasi, Ici, contributi Inail ed Inps: 5 anni – con ricorso 10 anni
  • Bollo auto: 3 anni

3 anni per le cartelle esattoriali del bollo auto non estinte

Queste sono le scadenze delle cartelle esattoriali, con una tempistica che quindi varia fa da 36 mesi a 10 anni. Tuttavia per analizzare al meglio la questione è opportuno focalizzare l’attenzione sul concetto di interruzione della prescrizione.

Interruzione della prescrizione

Abbiamo visto quali soni i termini della prescrizione cartella esattoriale, ossia entro cui scade la validità del documento stesso. Difatti è uno strumento che denota le linee guida temporali ma che può essere bloccato, o meglio riavviato, ogni qual volta vi è un atto esecutivo da parte dell’ente che deve riscuotere la somma. Qui entra in gioco il concetto di interruzione della prescrizione, ossia una manifestazione di volontà nel riavere il denaro che gli spetta per legge. Si può fare un riferimento qualsiasi, nello specifico una per bollo auto. Nel caso in cui il cittadino riceve un’intimidazione al pagamento ad esempio il 15 agosto, relativo ad una cartella che scade il giorno successivo, automaticamente la prescrizione avrà l’inizio del suo decorso a partire dal 16, con scadenza posticipata per i prossimi tre anni.

Chi riveste il ruolo di creditore  ha pertanto il dovere di manifestare la propria volontà nel riscuotere la somma, invitando il soggetto debitore ad onorare l’impegno. Ciò viene fatto attraverso vari sistemi tra cui, oltre l’invio della cartella, anche di una dichiarazione di diffida, un reclamo, fino al pignoramenti dei beni. Queste sono azioni che in parole povere “fanno tenere in vita” il debito, scongiurando che il tutto vada prescritto.

 

 

Prenota una Consulenza